28 novembre 1999, Legofest II

Un successo! Con un po' di preparazione abbiamo raccolto un numero "significativo" di adesioni: ben 10! La calorosa ospitalità di Marco Berti a Cremona e un quintale di pandoro con crema al mascarpone hanno fatto il resto.

Erano presenti, da sinistra a destra nella foto, Carlo Ottolina, Antonio Ianiero, Francesco Ponchiardi, Giulio Ferrari, Marco Beri, Marco Berti, Bruno Grampa, Mario Ferrari, Davide Tagliabue e Giovanni Bedocchi (cliccate sulla foto per ingrandirla).

L'incontro aveva un tema, una specie di gioco in cui i robot partecipanti dovevano interagire attraverso lo scambio di messaggi. Ogni robot poteva mandare, al verificarsi di condizioni arbitrarie, un messaggio da 1 a 5, e a sua volta reagire ai messaggi degli altri robots con comportamenti a piacere. Non c'erano altre regole. Il risultato è stato piuttosto divertente. Eccovi la galleria dei partecipanti.


Antonio Ianiero ha presentato questo robot piuttosto semplice dal punto di vista costruttivo, ma con alcune modalità di comportamento interessanti. In particolare quando riceve un certo numero di messaggi si "satura", entra in modalità "drunk" e comincia a comportarsi in modo bizzarro.
Il bumper si è rivelato piuttosto efficace ed il robot se l'è cavata bene in tutte le situazioni.


Quello di Carlo Ottolina era uno dei due robots che utilizzavano lo Scout e il Micro Scout collegati con interfaccia ottica. Carlo in particolare ha utilizzato una fibra ottica non-Lego destinata a collegamenti di apparecchiature digitali, la quale però si adatta perfettamente ai connettori Lego.
Altri aspetti notevoli della creatura di Carlo: lo Scout, programmato con il nuovo SDK appena rilasciato dalla Lego, implementava un radar a infrarossi come bumper posteriore. E naturalmente il logo ITLUG rotante azionato dal Micro Scout!

Davide Tagliabue... beh, la sua creazione ha bisogno di qualche rifinitura. Diciamo che apprezziamo molto il fatto che non sia venuto a mani vuote...

Coi suoi motori in presa diretta sulle ruote grandi, il velocissimo robot di Francesco Ponchiardi era un pericolo pubblico per altre creature più "delicate"...! Efficaci comunque i bumper, ben progettati, e il software sviluppato sul campo da Giulio.

La caratteristica più notevole del veicolo di Giulio Ferrari era il visualizzatore dei messaggi. Il veicolo infatti, oltre ad esibire vari comportamenti motori, mostrava su un apposito display il numero dell'ultimo messaggio ricevuto. Il display è costituito da un dispositivo a fibre ottiche in parallelo ad un sensore di rotazione che ne traccia il movimento. Le fibre ottiche terminano sul "display" vero e proprio, una piastra Technic forata montata nella parte anteriore/superiore del veicolo.
Originali anche i bumper costituiti dai due ingranaggi grandi anteriori.

Marco Beri si è esibito in una creazione non-mobile. Il suo "message detector" è una versione leggermente più sofisticata dell'idea di Giulio (pur avendo i due avuto la stessa idea in modo indipendente). Infatti non utilizza un sensore di rotazione ma si basa sul dispositivo a fibre ottiche medesimo anche per controllare il posizionamento.
Cercando affannosamente tra i suoi mattoncini di infanzia ha trovato i numeri 1x1 che completano il display rendendolo molto simpatico.

Il primato dell'idea più originale spetta probabilmente a Marco Berti, il quale ha esibito un convoglio robotico che può viaggiare in entrambe le direzioni! La meccanica e il software di guida però hanno bisogno ancora di una piccola messa a punto... diciamo che questa potrebbe essere una sfida per il prossimo Legofest!

Mario Ferrari aveva con sè tre robots. Il primo, nella foto a lato, era un synchro drive ispirato ad alcuni modelli segnalati recentemente su LUGNET. La parte più orginale del modello era probabilmente il suo bumper rotativo, basato su sei antenne rotanti collegate ad un sensore di rotazione.

Il secondo modello di Mario era una versione modificata dell'R2-D2 proposta dal Droid Developer Kit. Come il modello di Carlo, anche questo proponeva il collegamento tra Scout e Micro Scout, in questo caso realizzato con una delle "fibre ottiche " originali Lego.
Questo robot era stato programmato dal display dello Scout (senza SDK) e quindi mostrava, in risposta ai messaggi, solo i comportamenti predefiniti.

Quest'ultima creazione di Mario era dichiaratamente ispirata ad un modello presente su un idea book della LEGO (anche se con modifiche sostanziali). Si tratta di un robot bipede, dall'andatura per la verità un po' precaria, che utilizza una terzo piede estensibile dotato di ruota per cambiare direzione. Quando il robot incontrava un ostacolo, arretrava di un passo, abbassava il piede posteriore ed azionava la ruota per girarsi.


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